Il prof. Giovannino Sechi, ex-docente di teologia applicata, ed empiricamente dimostrata, presso la scuola media per normali ISPQ di Baia e Latina, liberamente, iniziò un’indagine sulle differenze sostanziali e formali tra le puttane che gli era stato dato modo d’incontrare negli ultimi anni della sua disoccupazione. Avendo più tempo per sé stesso, ebbe modo di approfondire la conoscenza delle puttane e lo studio puntuale dei loro tratti distintivi. Il punto d’inizio della sua indagine fu un’espressione proferita da uno dei suoi studenti più limitati, Pierino Davide Troiano; il quale Troiano, in rapporto ad una certa perplessità che aveva Nino Sechi su una puttana che si era tenuto e che gli aveva fregato 12 mila dollari in contanti, si era lasciato dire, con un tono di straordinaria ovvietà: – “…ma tutte le donne sono puttane!”  –  L’osservazione superficiale dello studente poco avveduto dette modo al professore d’intraprendere un ragionamento semplice ma sorprendente, basato, stavolta, sull’esperienza sua e su quella di altri italiani più maturi di lui che aveva osservato da vicino durante il suo vagabondare nelle isole tropicali del sud est asiatico. L’innamoramento degli uomini, purtroppo per loro, non era mai stato un processo animato da considerazioni logiche o pragmatiche; ciò premesso, lo studio analitico delle puttane doveva tornare utile all’esperienza dell’uomo innamorato; l’uomo innamorato doveva prendere coscienza della propria ignoranza e risponderne. Se era vero, infatti, che l’uomo innamorato non si comportava in modo logico e razionale, era altrettanto vero che, dopo anni di esperienze e grattacapi di corna, avrebbe potuto quantomeno ravvedersi parzialmente;  – “se un uomo innamorato fosse stato intelligente”, –  aveva osservato un altro paziente del prof. Sechi, molti anni prima, che si chiamava Nicolas Loris Imbertini  – “avrebbe sposato un altro uomo” – in mancanza di ciò, il tentativo dell’indagine doveva essere quello di ridurre i danni dovuti alla cecità e all’imperizia degli uomini innamorati; e così iniziò un primo confronto diretto: la puttana parificata rispetto alla puttana qualificata. Il prof. Nino Sechi non voleva assolutamente sostenere il pregiudizio secondo il quale una puttana qualificata non fosse meritevole di attenzioni amorose, per il solo fatto e preconcetto che fosse una puttana. La stessa considerazione valeva per la puttana parificata; entrambe erano meritevoli d’amore e di tenerezza, con la consapevolezza che, altrimenti, si andava a rischio di diminuire ulteriormente le nascite dei cittadini di razza bianca.

 

La puttana qualificata si distingueva ad occhio nudo per via dell’ombrello, della maglietta e del vestitino a canottiera. Infatti, se questi tre oggetti recavano il marchio di una birra, senza ripetere le marche per non fare come faceva Bud Spencer in quella infelice intervista nella quale non voleva fare pubblicità a quella birra americana assai scadente che tanto gli piaceva, la puttana era categorizzabile come “puttana qualificata” professionale. Si trattava di meretrice allegra che in giovane età si era data via a parecchi, pigramente, in cambio di mancette ridicole. Se, anziché il nome di una birra, quei tre oggetti recavano il nome di un locale notturno, come ISPQ per esempio, dove si sapeva che le donne andavano per prendere fave e piselli, e lo facevano gratis, perché si sentivano gratificate dal solo fatto di riuscire ad attirare l’attenezione degli avventori stranieri, mettendo su gonne corte, menando il culo in pista su tacchi altissimi e pitturandosi le facce come i pagliacci, imitando così la volgarità delle donne occidentali, allora si parlava di “puttana qualificata” non professionale; cioè di troia, di donna appassionata (diciamo pure di tardona affamata) di scroti arricciati e di sborrate da bere a garganella, di femmina corrotta e pervertita che è in astinenza di gambe pelose e di ani spessi, violacei e rigonfi, pieni di peli e Tarzanelli arrufolati da leccare.

 

Pubblicità della birra e pubblicità del locale
Per distinguere agevolmente queste due categorie di puttane, il professor Sechi aveva caratterizzato i tre oggetti menzionati e, sicuramente nel secondo caso, la puttana qualificata non professionale aveva nel portafoglio, a fianco alle carte di credito, anche una tessera VIP del locale che le consentiva di bere e di ubriacarsi con una certa percentuale di sconto. In poche parole, la puttana di mestiere ha la magliettina bianca con la pubblicità della birra, la stessa magliettina che le studentesse oneste portavano addosso nei locali dove proprio la birra si cercava di promuovere e vendere. La donna che invece se ne andava in giro con il vestitino che dietro pubblicizzava il nome del locale noto ai viandanti perditempo occidentali, quella, apparteneva alla categoria di puttane che non si fanno pagare e che, anzi, talvolta neppure scroccano da bere. Quella a pagamento poteva non convenire, per taluni, perché costava, evidentemente, ma anche perché si dava di meno, andava più di fretta, non restavat tutta la notte ed era possibile che non si facesse sodomizzare, che non si facesse scopare senza preservativo, che non si facesse venire in bocca e che scroto arricciato buco del culo non te li leccasse, con tre metri di lingua biforcuta del serpente tentatore.

 

La puttana parificata
Era facile intuire come questa distinzione, fra la puttana qualificata non professionale e la puttana qualificata professionale, potesse essere più o meno utile a seconda delle condizioni economiche presenti del soggetto che veniva in rapporto con esse. Il terzo caso, che poi sarebbe stato il secondo, visto che la distinzione della puttana qualificata professionale rispetto alla puttana qualificata non professionale era stata analizzata mettendo a confronto due sotto-categorie della stessa categoria “puttane qualificate”, riguardava la puttana parificata. La puttana parificata proveniva da una zona povera del pianeta; essa aveva dormito in strada, aveva disegnato cartoline e si era adattata a diversi lavori, fra i quali anche la badante di piccoli bimbi figli di puttane qualificate non professionali, che erano stati viziati e trasformati in grandissimi rompi-coglioni.

La puttana parificata aveva lavorato anche in modo costante, prima di rendersi conto del proprio valore di puttana parificata, capace di far pompini con la bocca e con il culo, vigorosa di spalle e di seno, dotata di tessuti pieni e rispondenti, con un sedere posto in alto e sporgente nel modo più invitante e più impertinente possibile per una baby-sitter di figli di puttane qualificate non professionali. Per fare un esempio concreto, il prof. Sechi scelse due nomi a caso: Olivia e Wida.

Olivia era una puttana qualificata non professionale, aveva l’ombrello della puttana qualificata non professionale recante il nome del locale frequentato da puttane qualificate non professionali, aveva la maglietta da puttana qualificata non professionale con il nome del locale, aveva la tessera VIP da puttana qualificata non professionale che davano a tutte le puttane qualificate non professionali capaci di spendere abbastanza da finire ubriache sul pavimento almeno un paio di volte a settimana.

Wida, diversamente da Olivia, prima d’iniziare a frequentare i pub inglesi di Singapore, non beveva, non fumava, non succhiava cazzi con ingoio totale preannunciato e faceva la baby-sitter degli uomini sposati che si era scopati. Wida era un’autentica puttana naturale, spontanea, assolutamente parificata. Facendo la baby-sitter e si era fatta subito scopare dal canadese che le aveva affibbiato la bambina (anch’essa figlia di puttana qualificata non professionale) a pretesto, si era sposata, agganciando un allocco olandese che pagavano dieci mila dollari al mese, accalappiato via internet, conoscendo un olandese via webcam porno e telefono erotico, come fanno molte puttane parificate, anche se con meno successo. Si era fatta sposare e mettere incinta (sulla paternità del figlio di puttana parificata nessuno si era mai pronunciato; il marito cornuto aveva voluto farsi convincere di esser padre di un bimbo calmo, tranquillo, sì, ma pur sempre mezzo morello). Il marito programmatore era sempre assente, doveva esserlo stato anche mentre mettevano incinta sua moglie. Ora, chiarite le prime distinzioni di massima, si trattava di vedere se l’osservazione empirica avesse potuto consentire ad alcuni di trovare riparo e nutrimento sotto i tetti delle puttane qualificate non professionali, o anche puttane qualificate professionali, e, ad altri, di trovare modo di rovinarsi per la vita, agganciandosi a puttane parificate, e un po’ sanguisughe, che continuavano la loro arte di puttane parificate durante tutto il percorso che andava dal fidanzamento, al matrimonio e all’inevitabile divorzio.

ISPQ sta per Istituto Superiore Puttane Qualificate. Il prof. Sechi non ci lavorava e alla sua donnina allegra non era più consentito di tornare ad ubriacarvisi, altrimenti sarebbero stati calci nella figa. Le amiche di questa sua seconda o terza “moglie”, tutte puttane qualificate non professionali come lei, si facevano sentire sempre più di rado con la messaggeria del telefono erotico e delle webcam porno; non restava altro da fare che sbarazzarsi delle due gatte merdose che ancora infestavano l’appartamento di lei, dell’ombrello, della maglietta e della carta VIP.

 

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Pubblicato da International University of Sodomy

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