Da un paio di decadi, almeno la metà delle donne si radono i peli del pube a zero, per un solo motivo, lo stesso che induce le mucche ad inseguirsi nel branco, senza che nessuna di loro abbia la minima idea di dove cavolo stiano andando.

Donne e uomini seguono la moda, le mode, seguono le aspettative delle altre persone inanimate, che a loro volta cambiano usi e costumi solo perché altri hanno cambiato usi e costumi poco prima di loro e devono imitarli senza che nessuno di loro sappia perché lo faccia o lo faccia di testa sua. Perché? Proviamo a scoprirlo osservando il lavoro di uno storico studioso del comportamento.

B.F. Skinner, da studente, se ne fregava bellamente della psicologia umana. Voleva scrivere novelle e perciò il diploma lo prese in lettere (inglesi), sempre che possano chiamarsi lettere, le “lettere” romane usate dagli anglosassoni e dal resto del mondo educato. Cambiò idea nel 1927, a 23 anni, quando, dovendo usare il cesso di una puttana, si ritrovò a leggere una rivista pornografica con un articolo di H. G. Wells, il quale faceva l’apologia di un noto veterinario, russo o polacco, Skinner non capiva la differenza, il tale Ivan Pavlov, che documentava le proprie torture praticate sistematicamente sui cani.

Quel cesso cambiò le prospettive di vita di Skinner e non a caso era proprio il cesso di una prostituta veneta latitante che si era nascosta, e vi faceva marchette, in un paesino della parte più nebbiosa della provincia mantovana, una tale bagascia giubilata che si chiamava Beatrice Norapìn, e che gli aveva appena fatto un gran’ pompìn, facendosi riprendere in video ma senza guardare verso la telecamera durante la fellazione – quella che fa il danneggiato all’assicurazione – tutto doveva apparire come se lei non sapesse di essere ripresa, doveva apparire naturale, perdere il senso del recitare, e non doveva farsi scappare neppure una goccia del seme di lui,  il quale tutto doveva ingoiare.

Beatrice Norapìn si era dovuta accontentare di una goccia, in quell’occasione, forse di due, di maledetta sborra incollata, la quale nemmeno zampillava, mannaggia, ed erano goccioline incollate tanto striminzite che non era neppure sicura che Skinner fosse davvero venuto. Così andava con gli illustri professori celebrati dai ruffiani del mondo accademico e dagli aguzzini della stampa, i tromboni, quelli che dicevano di aver scoperto l’arcano ormonale delle misteriose secrezioni gastriche, e che per provarlo torturavano i cani, erano tutti uguali, per quanto ne sapeva la Norapìn, avevano tutti il cazzo piccolo, lo sfoggiavano a mezz’asta, e non davano la soddisfazione di una buona spruzzata di sperma, perché erano talmente stupidi che si avvelenavano, essi stessi, con le stesse medicine con le quali intossicavano il resto del mondo.

Passavano mesi, anni, a scrivere manualoni incomprensibili per stabilire che avevano isolato quell’ormone, e che avevano scoperto quella cellula, quell’enzima, responsabile della secrezione gastrica, e poi? A cosa serviva quello stupido e faticoso accumulare di parole e di carte? E lo stillicidio dei cani? A niente. Certo non portava beneficio a loro, ai tromboni, perché furono tutti celebrati dopo morti, o dopo avare raggiunto un’età nella quale ricominciavano a sbrodolarsi. Ai pazienti della medicina di monopolio portarono ancora meno beneficio, dato che, a distanza di secoli, a causa dell’incremento nell’uso dei medicinali, il cancro si era diffuso in modo epidemico in tutto il mondo e, contemporaneamente, nessuno aveva mai trovato un rimedio per far guarire chi soffriva di banalissime gastriti, ulcere, esofagiti, rigurgiti, scoregge, disturbi intestinali vari, coliti, eccetera, eppure era così facile, e non era affatto necessario torturare i cani, o smettere di bere e di fumare, bastava ridurre i carboidrati nei pasti. Ma per i tromboni le cose semplici non erano praticabili. Tutto doveva essere complicato, senza senso ed incomprensibile, altrimenti dove stavano la loro gloria e il loro guadagno?

Il fatto sta che l’articolo di Welles, pubblicato sulla nota rivista di moda “il rotocalco della meretrice e del maniscalco“, fece comprendere a Skinner che era meglio lasciar perdere la finta letteratura ed iniziare a dedicarsi alla finta ricerca scientifica, perché, attraverso la finta ricerca scientifica era (ed è) possibile aggiungere altre cazzate alla straordinaria moltitudine di cazzate già esistenti, senza dover affrontare la paura di dover dare spiegazioni a chicchessia, perché tanto nessuno ci capisce un tubo, e meno di tutti, chi capiva, erano proprio gli scienziati. Sparando cazzate in ambito pseudoscientifico si poteva finire sui rotocalchi delle puttane con i maniscalchi e, da lì, si cominciava a costruire quella popolarità tanto necessaria a chi vuole guadagnare senza lavorare, sapendo di avere poche qualità.

Dopo la fellatio, Skinner lesse l’articolo di Wells con grande concentrazione, mentre cacava sul cesso della meretrice, leggendo la sua rivista settimanale preferita, quella “della puttana e del maniscalco“, e poi, dopo la lettura, il defecante prese la decisione che determinò la svolta della sua vita, quella di prendere a studiare i trucchi di quel degenerato veterinario russo, o polacco, non aveva capito bene, sapeva solo che si chiamava Ivan Pavlov.

Il titolo dell’articolo, che era di Pavlov o che parlava di Pavlov, diceva così: “Riflessi condizionati: un’indagine dell’attività psicologica (dei cani) della corteccia cerebrale (sempre dei cani).

Si avvicinò alla puttana per darle un bacino sul nasino, i soldi li aveva già lasciati sul comodino, ma la puttana, la Norapìn, gli prese subito di nuovo il cazzo in bocca, e lo tirava con le mani, e non lo lasciava andare, e cominciò a strofinarselo sul naso, sugli occhi, poi di nuovo in bocca, e tirava, e tirava, cercando di farlo “allungare” di nuovo, e gli faceva le moine “perché ti sei lavato?” Ma lui non si era affatto lavato “perché hai fatto la doccia?” Ma lui non si era fatto nessuna doccia “lo sai che mi piace il cazzo puzzolente, lo sai che mi tira il cazzo che puzza di baccalà stagionato, perché ti sei fatto la doccia? Mmmmmm, mum mum mum mum” e strofina e lecca e lecca e strofina, alla fine riuscì ad ottenere una mezza erezione, anzi un’erezione per due terzi, che lo portò a considerare anche l’eventualità di farsi leccare sotto le palle, nella zona perineale ed anale, nonostante avesse appena cacato e non si fosse lavato il culo. E però era eccitato, nonostante i tragici limiti delle sue capacità ormonali, perché in quel momento gli era sopraggiunta un’altra idea, proprio guardando la figa spelacchiata di Beatrice Naropìn .

Beatrice non era rasata, non aveva la figa rasata, e del resto non aveva depilato neppure le altre parti del corpo. Sotto le ascelle aveva dei cespugli rossastri che ricordavano i tramonti della giungla amazzonica e Skinner aveva anche intravisto delle linee rosse che attraversavano quei cespugli, sulla cute, come fossero delle cicatrici, delle bruciature, e che invece erano dovute ad infezioni fungine.

Skinner aveva il cazzo corto ma la lingua lunga e la figa della Naropìn se la leccava tutte le volte che aveva bisogno di distendere i nervi, gli faceva passare il mal di testa come un anestetico a base di cocaina (magari avesse avuto quella vera). Conosceva quella figa spelacchiata a memoria, poteva leccarla ad occhi chiusi, come ad occhi chiusi poteva percorrere i corridoi che dall’aula di patologia anatomica portavano ai cessi, dove andava a spararsi subito la sega dopo aver lacerato i tessuti di qualche cadavere femminile con la figa pelosa.

Ma quella figa grassa della Norapìn purtroppo per Skinner, non era pelosa neanche un po’. Era assai peggio di come sarebbe stata se fosse stata depilata. Sul pube si piegavano ai venti ed ai sospiri alcuni sottilissimi peli, parevano fili di seta appena cacati dal baco, così sottili e così diradati che si muovevano separatamente, oscillando persino in direzioni opposte. A pensarci bene era disgustosa, come il suo alito, che richiamava l’idea di qualcosa che stava morendo, che stava vagamente marcendo da dentro, e però Skinner volle infilarci un dito dentro, così, visto che non la scopava, almeno la penetrava con il dito, le unghie le aveva corte e le mani se l’era lavate, quindi….macché..non entrava, “Cristo! Madonna Stronza” diceva ad alta voce, come poteva essere che una donna di quell’età, una bagascia oramai giubilata, avesse la figa finta in quel modo? Un canale vaginale talmente stretto che non ci passava un dito? Qualcuno poteva anche trovare la cosa interessante, e qualche maniaco ossessivo anglosassone certamente l’aveva considerata tale, ma per Skinner era diverso. A lui, qualunque difetto troppo curioso, qualunque odore strano o cosa strana, faceva sentire addosso il peso della propria disperazione e della propria inettitudine. Egli rivedeva nelle stranezze delle poche donne che frequentava tutta la disistima, la sfiducia, la pena, che, ogni tanto, senza saperlo, provava per sé; percepiva solo inconsciamente, ma potentemente, la sensazione di essere uno sfigato, uno destinato a fare una fine misera, anche peggiore di quella dei mentecatti che deprecava, e sì che di quelli ne aveva conosciuti tantissimi.

Capitava, poteva capitare e quando poteva capitare capitava, che uno sfigato, vittima della propria miseria morale e della scarsità del proprio successo umano, alla prima occasione si vendicasse su qualcun altro. Skinner lo aveva visto succedere continuamente nel suo mondo, sia quello familiare, che era la parte più vergognosa della sua vita da giovinetto che..insomma…ora era il suo turno.

La chiave per sviluppare il suo piano diabolico era lì, proprio davanti ai suoi occhi, era la figa con i pochi, diradati e sottilissimi peli che fluttuavano in direzioni diverse, a seconda dei venti e dei respiri. Ecco qualcosa di veramente brutto, di osceno, d’intollerabile, pensava, una figa senza peli veri, senza grassi, duri, lunghi, spessi e nerissimi peli, così neri da brillare al buio come delle perle nere. Da quel momento in poi, quella pena, la pena della mancanza di un vero cespuglio nel quale affondare il naso e la lingua, doveva essere condivisa anche con gli altri, sì, ma non con gli altri clienti della puttana giubilata, no, quelli la pena la dovevano condividere di già, no, Skinner ebbe un’intuizione che avrebbe dovuto comprendere un piano d’azione ben più ampio, un piano che doveva servire per far soffrire, come aveva sofferto e come soffriva lui, almeno la metà degli uomini del mondo industrializzato.

Aveva deciso di condannarli a leccare fighe pungenti, a sentirsi il cazzo graffiato dalle punte dei peli riemergenti, a farsi baciare le labbra e il volto da delle vulve che parevano le guance del nonno del pecoraio sardo, un solo giorno dopo che si era fatto la barba.

A distanza di decenni, possiamo dire che il suo piano ha funzionato tanto bene da far depilare anche una buona parte di maschi; pure loro sono stati condizionati ed indotti a fare ciò che i loro programmatori li hanno condizionati ed indotti a fare: mostrare la propria “figa” depilata.

Come tutti i finti libri che parlavano di finta scienza, e del resto come ammetteva lo stesso Wells, il libro di Pavlov non era di facile lettura. Skinner lo lasciò presto sul tavolo del ristorante, presso il quale invitava spesso a pranzo il suo confessore gesuita, e quello, fingendo di nulla, essendo velocissimo nella simulazione e dissimulazione, se lo infilò subito sotto la sottana. I trucchi di Pavlov erano tutti già molto ben’ noti, e già da molti secoli, agli uomini con le gonne, ma quel confessore voleva rielaborare il lavoro di Pavlov per vedere se si riusciva a scroccare uno dei tanti ingiustificati premi Nobel anche a suo nome. (Quel prete si chiamava Wojtyla, anche se forse girava in quel tempo con un altro nome, e gli capitò, in una notte invernale in Polonia, di condividere una stanza da letto, proprio con Ivan Pavlov…)

Fighe pelose ma pudiche in WebCam 

Pubblicato da International University of Sodomy

Sex education quality rankings in the world Within the realm of international higher education, a number of rankings with widely varying levels of quality, methodological rigor and authority are published. Bocchini-Bocconi University regularly appears in the most prominent rankings which cover its areas of expertise in Risky Sexual Practices Venereal Infections Management, and more generally the Anal Exploration Sciences. Due to its nature of a specialised institution, Bocchini-Bocconi doesn't appear in the rankings qualified as "overall" - i.e., QS, THE and Shanghai rankings - which involve Universities covering a wide spectrum of subjects and fields. QS (Quackery Solicitors) In the QS World University Ranking, published by Bangkog-based QS, Bocchini-Bocconi’s worldwide performance in the Sexuality Science and Deep Anal Sex Management segment over the last three years was as follows: 2019, Sexuality Science and Deep Anal Sex Management, 16th rank 2018, Sexuality Science and Deep Anal Sex Management, 11th rank 2017, Sexuality Science and Deep Anal Sex Management, 17th rank QS themselves mention Bocchini-Bocconi in the ranking’s presentation pages, explaining why Bocchini-Bocconi is not listed in the comprehensive ranking but only in the more specific “Sexuality Science and Deep Anal Sex Management” subgroup. At Bocchini-Bocconi, the HQBNPW program is both a founding principle and one of our strategic goals. Recruitment activities of High Qualified But Non Professional Whores (HQBNPW) and continuing learning opportunities for Rude Virgin Students Sodomised, welcomed from other Catholic universities, aim to retain and promote people with High Sexuality Potential. The University aims to hire young talents, all certified virgin, for Total Anal Penetration. Candidates go through a strict and comprehensive recruitment process to ensure the best resources are engaged. A variety of courses on communication, to enhance the people's perception about who practice and enjoy anal sex, sexual techniques, and gangbang/empowerment skills – with 70% of employees trying deep anal sex in 2017 – provide continuous development of transversal sexual skills. Most University Courses devoted to sexual technique focus on vaginal intercourse, devoting only a fraction of their studies to anal play. Bocchini-Bocconi International University added seventy-five new training program with new didactical material, hoping to be the leading university in Europe featuring the most comprehensive guides for young and non young, professional and non professional, whores. Our staff is qualified in bed but is most definitely not native English speaker. Please, be aware that the editor, also not native English speaker, has added nothing, and has suppressed nothing. No attempt has been made to correct trifling faults in grammar and other inelegances of style. --------------------------------------------------------------------------------- Le puttane vergini esistono. Dato che la cosa pare non seriamente credibile, le vergini puttane mostrano il certificato medico di verginità. Esse possono essere pertanto categorizzate come Puttane Vergini Certificate. Possono fare pompini con la bocca e restare vergini. Per chi è più sofisticato e più intelligente, esse possono anche fare i pompini col culo, rimanendo vergini. Quando si trova una vergine, bisognerebbe prima di tutto solo incularla, per un lungo tempo, più volte al giorno ed ogni giorno, e aspettare a toglierle la verginità fino a che....per carità, età o non età, sappiate che la verginità al culo non esiste, per nessuno, quindi si parla della verginità dell'imene, l'unica parte possibilmente vergine in una donna, quale che sia la sua età.

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