(incontri in chat porno, nipotine indolenti con le chiappe impenitenti!)

Nonostante la bottiglietta del whisky fosse già mezza vuota, Danzi voleva togliersi dalle palle in fretta e superare la paura auto-inflitta con la quale non riusciva a smettere di tormentarsi.

“Passi l’immigrazione e ti togli dalle scatole.”

“Quando sarai sull’aereo riderai di tutte le cazzate con le quali ti sei ammorbato l’anima e il cervello.”

Passeggiata davanti alle entrate degli arrivi nazionali.
Passeggiata davanti al piazzale degli arrivi internazionali.
Entrata delle partenze internazionali.

Stavolta partenze e arrivi erano sullo stesso piano, in una struttura di legno caldissima che da lontano richiamava l’idea del luogo esotico di vacanza ma che in realtà non era affatto funzionale. Soffitto in legno altissimo, ampi battenti aperti, sempre in legno, niente aria condizionata. Non ci si poteva restare a lungo vestiti o si sudava fuori tutto il Whisky in un colpo solo e bisogna dipoi trovare i ricambi per non prendere una polmonite, dopo aver sbrigato le formalità ed essersi imbarcati sul gelido aeromobile della Dragon Air.

Quel 6 marzo, alle 7 del mattino, si poteva anche stare con i pantaloni lunghi e una camicia, senza dover crepare di caldo. Osvaldo Danzi aveva addosso l’essenziale. Al banco informazioni delle partenze internazionali stava in piedi in dormiveglia una ragazza che conosceva un patrimonio di 6 parole in inglese. Quale che fosse stata la domanda, non si sarebbe mai ottenuta una risposta comprensibile. Alla sinistra del banco  Danzi poteva distinguere l’entrata per le partenze internazionali. Uno sbirro alto e serio con i capelli corti e la divisa verde dell’ Esercito Popolare di Liberazione osservava il viandante, l’unico, che si avvicinava a quell’ora del mattino alla transenna per il corridoio buoi dei passeggeri in partenza.

Osvaldo non aveva il biglietto. Gli avevano lasciato solamente una ricevuta in carta velina con su scritto importo pagato e numero del volo. Con quella ricevuta avrebbe potuto fare il Check-in; così gli era stato assicurato. La paranoia avrebbe suggerito di fargli comprare un biglietto vero da fare vedere allo sbirro alto in modo da non attirare ulteriori possibili domande. Stavolta la paura non aveva funzionato. Il prezzo di quella ricevuta in carta velina era troppo più basso rispetto a quello del biglietto vero. Danzi si era fatto tentare ed aveva errato anche in questa sua seconda elezione. Ora si trovava pieno di paura davanti allo sbirro e non sapeva se mostrare la ricevuta o tentare di tirar dritto. Decise per la prima opzione ma il giovane piedipiatti era più meravigliato del fatto che gli venisse mostrata anziché del fatto che Osvaldo non avesse biglietto e passaporto validi stretti nella mano che non era impegnata con i bagagli. Un personaggio impreparato e apparentemente inconsapevole della sua funzione e del suo ruolo, come – prima di lui – era l’impiegata del banco informazioni. Piantato come un palo della luce senza fili, solo e disarmato a far figura, davanti all’ingresso delle partenze internazionali dell’aeroporto di Sanya; Danzi era passato indenne dalla prima ispezione del primo puzza-piedi con cappello e divisa verde dell’esercito di liberazione. Tutto sembrava regolarmente casuale e non pazzamente tetro come in tutte quelle sue visioni in cui il male prevaleva sempre sul bene. Banco di compilazione del modulo per i passeggeri che non desideravano dichiarare le loro esportazioni. Danzi compilò. Banco di controllo del funzionario di dogana che ritirava – senza guardarli – i moduli compilati dai passeggeri in partenza che non avevano voluto dichiarare le loro esportazioni. Danzi consegnò il modulo al funzionario di dogana e gli sorrise, come a sottolineare il profondo rispetto di un Danzi sorprendentemente lecca-culo, per l’occasione, verso il funzionario di stato della grande Repubblica Popolare Cinese che non sapeva neppure cosa fosse stato messo a fare dietro quel banco e perché.

Il funzionario rispose al sorriso, ringraziò  per la considerazione di un Danzi che si scopriva improvvisamente opportunista e in cerca di benevolenza. Nessuno si rivolgeva a quel doganiere mostrandogli altrettanta stima; meno che mai gli altri suoi concittadini, infastiditi almeno quanto lui di dover compilare quell’inutile foglio di carta stampata.

Banco accettazione per il Check-in.
Una lunga fila di valigie.
Un paio di cinesi a lato destro della fila di valigie.
Un australiano di 35 anni al lato sinistro della fila di valigie a 4 metri dal banco accettazione. Osvaldo, per non fare come i marziani ignoranti che passano avanti agli invisibili viaggiatori che stanno in fila senza vederli, gli chiese: “stai facendo la fila?”

L’australiano, oscillando pochi capelli gialli in senso orario e facendo roteare il braccio tatuato in senso antiorario, rispose: “che altro potrei voler fare visto che son qui?”

Osvaldo si meritava quella risposta, e gli andò subito la mosca al naso, ma non andava in cerca di rogne; non quella mattina. Perciò non disse nulla e continuò il suo faticoso e lentissimo trascinamento di sé verso le porte proibite che davano accesso all’aeromobile e poi alla libertà.

Sapeva che la fila di valigie era di un gruppo e che si profilava un’attesa lunga; perciò o si passava avanti al gruppo o si cambiava linea di fila.
Fortuna volle che c’era un altro banco.
Osvaldo ci andò e in un attimo aveva fatto il check in, dimenticandosi di chiedere il posto avanzato al corridoio e di esibire la tessera per i punti dei programmi “frequent flyers”; erano sviste per le quali si malediva continuamente da 8 anni.
Comunque aveva la carta d’imbarco, ce l’aveva proprio in mano.
Ciò voleva dire che quella ridicola ricevuta di carta velina era valida e non avrebbe dovuto attirare attenzioni cercando la sua prenotazione altrove..

Osvaldo non passò subito all’ultima fase, lì a pochi metri. Prima doveva finirsi la seconda metà  della bottiglietta da mezzo litro, contenente 250 cl di Jonny Walker black label in soluzione con acqua di sorgente. Avanti al banco per il controllo passaporti c’erano delle colonne con delle piccole mensole in legno per scrivere e compilare i soliti moduli di entrata e uscita dal paese. Sul retro si intima il passeggero in ingresso a far presente alla stazione di polizia dove andrà a soggiornare qualora non fosse già prenotato in hotel. Danzi sentì il primo brivido di freddo in un area priva di climatizzazione. Per anni non aveva mai compilato quella parte. Ora gli avrebbero senz’altro creato problemi. Quale poteva essere la sanzione prevista per lo straniero che non si fosse conformato a questa inutile prassi, che peraltro nessuno controllava mai?

Seguitando la compilazione del modulo, Osvaldo incontrò per la seconda volta l’infecondo australiano tatuato che se ne veniva a compilare il modulino sulla stessa mensola. Unendosi al tradizionale malcostume dei marziani che insistono  sempre con domande impertinenti, l’australiano se ne uscì come una supposta di glicerina:

– Sei qui per affari o per vacanza?

– Vacanza – (E tu perché non pensi agli impegni tuoi?) pensava Danzi, ma non voleva rogne e non lo disse. L’australiano iniziò a muovere entrambi gli avambracci tatuati in avanti a richiamo di festa del villaggio di campagna.

– La prossima volta vieni al nostro hotel, è bellissimo; lo abbiamo appena inaugurato.
– Quale hotel?
Ritz Carlton, a Yalong bay
– Ci sono stato, è quello con la chiesa all’esterno?
– Abbiamo una chiesa ma si trova al suo interno, quello che dici tu é il Crowne Plaza.
– Il vostro lo avete appena inaugurato? Tu chi sei, uno dei proprietari?
– No, sono uno dei manager.

Avevano assunto come manager un Hooligan tatuato con una serie impressionante di caratteri in cinese tradizionale che parlava masticando le parole molto più di quanto non facesse Danzi  sotto l’effetto dei 250 centilitri di scotch annacquato ancora non completamente smaltiti.

Forse gli avrebbe fatto un bello sconto visto che non si faceva i cazzi suoi e invitava uno sconosciuto a una festa come si fa con i vecchi amici ritrovati per caso proprio sulla via della festa.

– Quanto mi fai pagare? – Domandò retoricamente il Danzi, aspettandosi una risposta del tipo:

“Per te faremo prezzo speciale. Prima settimana assolutamente gratuita e dalla seconda in poi ti faccio 45 dollari a notte.” E invece la risposta fu:

– Non è caro, solo 150 euro a notte.

Vaffanculo te e tutti gli altri bifolchi del Ritz Carlton,, pensò subito Danzi, che però andò avanti dicendogli:
– Va bene, la prossima volta ti telefono, lasciami il biglietto da visita.
– Non lo ho, ti do il mio numero. – Mentre Danzi si annotava il
numero, si lasciò andare a domandare:
– Hai notato cosa scrivono sul retro del modulo di uscita? I passeggeri in arrivo devono comunicare dove alloggeranno alle autorità di polizia qualora non avessero a stare in Hotel. Non è strano che lo scrivano sul modulo di partenza anziché su quello di arrivo?

L’australiano biascicò qualcosa, parlava proprio come un tassista londinese ubriaco. Osvaldo non capì la sua piatta battuta di risposta e nemmeno si dette la pena di chiedergli di ripetere; voleva evitare di dover risentire quegli strascichi di frasi mal dette dal portatore di quella lingua, in origine così diversa da come la interpretava lui,  pur non avendo ancora iniziato a bere.

Osvaldo si finì in pace la bottiglietta. Poi, carico di tensione e pronto al peggio, si mise in coda per il controllo passaporti.

Non c’era nessuno, Danzi non dovette aspettare.

Passò il passaporto al giovanotto in divisa verde, assieme a carta di imbarco e modulino di espatrio. Il funzionario iniziò a sfogliare il passaporto e a digitare qualcosa nella macchina elettronica davanti a lui. Digitava con molta indifferenza, come facevano sempre quelli come lui, del resto.

Poi dovette aver attirato l’attenzione di un suo collega supervisore, forse con un cenno del capo o con una breve telefonata, perché quello venne al banco a sentirlo.

Anche questo avveniva spessissimo, non c’era ragione di preoccuparsi, soprattutto poi considerando la goffaggine quasi sistematica con la quale facevano qualunque cosa, almeno questa era l’opinione di Danzi, prima di scoprire che il cretino stavolta era stato proprio lui.

Il funzionario si avvicinò con discrezione e – ancora con indifferenza – il giovanotto in divisa al banco gli disse qualcosa mostrando con aria svagata il passaporto di Danzi.

Il suo collega annuì – come se l’altro gli avesse fatto una domanda tipo: “è qui che devo mettere il timbro?”-  e tranquillamente si allontanò.

E però, nonostante il dubbio fosse stato chiarito, il giovanotto al banco nella divisa verde dell’Esercito di Liberazione, impassibile, continuava a maneggiare il passaporto e il computer. Danzi non poteva mica andarsene. Doveva stare lì ed aspettare che quel fesso al primo giorno di lavoro si spicciasse a sbattere il timbro d’uscita sul suo maledetto passaporto. E quello invece Telefonava.
Telefonava.

La Tensione aveva contribuito a far evaporare tutti i fumi del Whiskey in pochi attimi “Che fa ora? Telefona? Qualcosa non va, ma non può essere un problema vero. Sono maldestri, sono sempre così maldestri. Sempre? O quasi sempre?”

Arrivò un altro funzionario. Si scusò e con indifferenza disse che doveva fare un altro controllo di procedura ordinaria sul suo passaporto. Pregò cortesemente il Danzi di spostarsi al lato del banco e di attendere con pazienza per un secondo. Con la solita tranquillità e noncuranza, come un portalettere che stava per andare a fare una consegna, se ne andò portandosi via il passaporto di Osvaldo.

A questo punto Danzi non aveva più dubbi sul fatto di essere fregato. Non lo avrebbero mai più lasciato uscire da quell’aeroporto. Dal lato esterno del banco, quello dalla parte di coloro che avevano passato il controllo, dovette stare a guardare uno a uno tutti i passeggeri in uscita che venivano tranquillamente lasciati andare. Sembrava d’un tratto che il processo fosse divenuto rapidissimo. Davano il passaporto, si sentiva il colpetto secco del timbro di uscita, il passaporto veniva restituito e loro, con la fretta che si addiceva più a quelli che vanno o che lavorano a Hong Kong, sgattaiolavano via come degli zibellini ai quali era stata aperta la gabbia. E com’era diventato pratico e svelto l’impiegato maldestro “del primo giorno di lavoro”! Gli altri passeggeri, “carogne”, Evitavano lo sguardo di Danzi come si evitava quello del fantasma del condannato a morte. Erano come quei superbi che – con le pance sempre piene, ostentando ori e gioielli lucenti – evitano lo sguardo pusillanime degli accattoni e dei barboni. Come i sopravvissuti che passavano la selezione del campo di concentramento, ignoravano gli sguardi e la disperata invidia dei loro compagni meno fortunati, che venivano instradati sulla via per la camera a gas.

La commedia dell’attesa di procedura finì quando l’ultimo passeggero fu lasciato passare.

Finalmente si avvicinò a Danzi un altro smilzo disinvolto in divisa verde e lo pregò di accomodarsi in una stanza all’interno dell’area che precede il banco immigrazione. Quel maledetto banco disposto a profilo disegnava il limite immaginario fra loro e la libertà; Danzi doveva ritornare ad una fase della procedura di espatrio che precede il passaggio dall’immigrazione. Doveva tornare un passo – o un  paio di passi – indietro rispetto a quel limite e a quel banco con il giovanotto dal cappello verde e disposto di profilo, che continuava a fissare dritto davanti a lui mentre Danzi retrocedeva incredibilmente verso l’interno.

– “Qual’è il problema con mio passaporto? Mi fate perdere l’aereo,” protestò Osvaldo, ostentando falsamente sdegno e perplessità. Lui sapeva bene perché lo volevano e perché non lo volevano lasciare andare, ciò che non sapeva era cosa gli avrebbero fatto ora che lo avevano preso…

 

La storia strana ma vera continua (Monelleinchat Salutano il Lettore con Amore)

Pubblicato da International University of Sodomy

Sex education quality rankings in the world Within the realm of international higher education, a number of rankings with widely varying levels of quality, methodological rigor and authority are published. Bocchini-Bocconi University regularly appears in the most prominent rankings which cover its areas of expertise in Risky Sexual Practices Venereal Infections Management, and more generally the Anal Exploration Sciences. Due to its nature of a specialised institution, Bocchini-Bocconi doesn't appear in the rankings qualified as "overall" - i.e., QS, THE and Shanghai rankings - which involve Universities covering a wide spectrum of subjects and fields. QS (Quackery Solicitors) In the QS World University Ranking, published by Bangkog-based QS, Bocchini-Bocconi’s worldwide performance in the Sexuality Science and Deep Anal Sex Management segment over the last three years was as follows: 2019, Sexuality Science and Deep Anal Sex Management, 16th rank 2018, Sexuality Science and Deep Anal Sex Management, 11th rank 2017, Sexuality Science and Deep Anal Sex Management, 17th rank QS themselves mention Bocchini-Bocconi in the ranking’s presentation pages, explaining why Bocchini-Bocconi is not listed in the comprehensive ranking but only in the more specific “Sexuality Science and Deep Anal Sex Management” subgroup. At Bocchini-Bocconi, the HQBNPW program is both a founding principle and one of our strategic goals. Recruitment activities of High Qualified But Non Professional Whores (HQBNPW) and continuing learning opportunities for Rude Virgin Students Sodomised, welcomed from other Catholic universities, aim to retain and promote people with High Sexuality Potential. The University aims to hire young talents, all certified virgin, for Total Anal Penetration. Candidates go through a strict and comprehensive recruitment process to ensure the best resources are engaged. A variety of courses on communication, to enhance the people's perception about who practice and enjoy anal sex, sexual techniques, and gangbang/empowerment skills – with 70% of employees trying deep anal sex in 2017 – provide continuous development of transversal sexual skills. Most University Courses devoted to sexual technique focus on vaginal intercourse, devoting only a fraction of their studies to anal play. Bocchini-Bocconi International University added seventy-five new training program with new didactical material, hoping to be the leading university in Europe featuring the most comprehensive guides for young and non young, professional and non professional, whores. Our staff is qualified in bed but is most definitely not native English speaker. Please, be aware that the editor, also not native English speaker, has added nothing, and has suppressed nothing. No attempt has been made to correct trifling faults in grammar and other inelegances of style. --------------------------------------------------------------------------------- Le puttane vergini esistono. Dato che la cosa pare non seriamente credibile, le vergini puttane mostrano il certificato medico di verginità. Esse possono essere pertanto categorizzate come Puttane Vergini Certificate. Possono fare pompini con la bocca e restare vergini. Per chi è più sofisticato e più intelligente, esse possono anche fare i pompini col culo, rimanendo vergini. Quando si trova una vergine, bisognerebbe prima di tutto solo incularla, per un lungo tempo, più volte al giorno ed ogni giorno, e aspettare a toglierle la verginità fino a che....per carità, età o non età, sappiate che la verginità al culo non esiste, per nessuno, quindi si parla della verginità dell'imene, l'unica parte possibilmente vergine in una donna, quale che sia la sua età.

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