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Avvertendo il calore – e infastidito dagli sguardi insistenti della madre, che in quel momento era scesa da quel cesso di furgone e lo fissava, tutta bianca di terrore panico –  iniziò finalmente a guardare con curiosità cosa gli producesse quella vampata di calura al basso ventre. Guardò sotto e vide che aveva una nuova escrescenza, un po’ sopra la cinta, sotto l’ombelico e un po’ in alto alla sua sinistra. La vedeva uscire dalla camicia. Che scherzo poteva essere? Pareva un condotto circolare, cilindrico, ma per convogliare cosa?

Era il primo tratto dell’intestino tenue di Eolo, che iniziava il suo percorso verso l’esterno, attraverso la camicia e il taglio fatto da quella coltellata dal basso verso l’alto di cui non si era visto né percepito nulla. Pan Chang Jiang, empio incompiuto, perché ruffiano, era finalmente riuscito in un atto delittuoso idoneo a farlo sentire un criminale “vero”, e anche relativamente pericoloso, ignorante com’era circa la teoria di Danzi sulla Pericolosità Oggettiva degli idioti, e lo aveva bucato e tagliato in modo irreparabile; non servivano nozioni di anatomia, quando ti vedevi uscire fuori le viscere da una camicia ormai completamente zuppa di rossissimo sangue, per capire che eri spacciato.

Eolo vide il sangue tutto intorno che gli inzuppava la camicia e fu allora che cadde finalmente, forse solo svenendo di paura, sul marciapiede lurido di avanzi di pollo e di pesce e di altro sangue marcescente di avanzi di pollo e di pesce. Sua madre rimaneva sempre più impietrita.

Danzi non seppe mai se lo svenimento fosse stato prodotto dalla ferita oppure dallo spavento di vedersi uscire fuori le proprie viscere oltre a  tutto quel sangue. Se le era tenute in mano per un po’, le budella, poi non aveva potuto resistere ed era finito a terra come un sacco di fagioli.

Era successo davanti a mille testimoni. Davanti a sua madre che lo aveva partorito – aprendosi e spaccandosi tutta fino quasi a metà, in uno sforzo di disumano dolore per far uscire la cosa che era fino a poco prima stata parte di lei. Quella donna milanese, madre di un burino romano, non ancora abbronzata perché arrivada sull’isola da poco, non avrebbe mai immaginato di dover sopravvivere a suo figlio e persino di assistere alla sua morte. La forte e non più giovane madre dovette stare a vedere morire l’unica sua opera veramente importante; la vita alla quale in assoluto teneva di più, a parte la sua, stesa su quel lurido marciapiede in una pozza di sangue e di altri rifiuti organici; Eolo era destinato a finire così male, senza che nessuno potesse dare una mano per cercare di salvarlo o perlomeno di non lasciarlo morire in quel sudiciume. Era successo davanti alla sua ragazza mora che, per quanto svelta e competente in materia sessuale, si trovava il bagaglio dell’esperienza di vita della diciottenne che era..

Non si seppe se l’ambulanza fu chiamata dalla morettona con i capelli lunghi quasi quanto lei oppure da una turista russa che si trovava a passare nel mezzo dell’incrocio.

Eolo riprese presto conoscenza e per almeno 30 minuti non arrivarono che altri inutili curiosi. Niente ambulanza, niente dottore. Nessun marziano aveva mosso un dito per aiutarlo in alcun modo. Qualche buonanima russa provò ad accomodarlo e a  confortarlo. Nessuno poté, o volle, degnarsi di caricarlo su un taxi e portarlo in ospedale. Era spacciato. I tassisti di Sanya erano fra i più rompi-coglioni della galassia. Suonavano, continuavano a suonare, cercavano in tutti i modi di caricar passeggeri ovunque si trovassero. Anche quando era chiaro che non ce n’era il bisogno, magari perché i turisti presi di mira stavano fermi a chiacchierare su un marciapiede, o perché erano appena arrivati con un altro taxi. Erano dei bastardissimi rompi-timpani, ferocemente insistenti, sempre, sempre, sempre, ma quando c’era vitale bisogno di loro, ove fosse stata data loro la possibilità di rendersi veramente utili – e magari con una corsa ben pagata – quello era proprio il momento in cui non si rendevano reperibili. Non uno solo di quei figli di cani affamati fu disponibile a tentare il trasporto in emergenza. Non uno dei curiosi presenti mosse un dito per tentare di fare una cosa, anche una minima cosa, per poter contribuire a salvare quel ragazzo con le budella fra le mani, in una pozza di sangue, sdraiato morente su uno dei pavimenti più sudici dell’universo.

Osvaldo Danzi iniziava a pensare che ci potevano essere delle ragioni anche comprensibili. Normalmente gli atti dei marziani erano tutti fuori dalla sfera della logica e della razionalità. In questo caso però vedeva un certo tentativo di rivalsa da parte loro, unitamente alla indifferenza e alla stupidità che normalmente aleggiavano festanti in quelle strade disordinate di folla e di rumori. ‘Adesso tocca a te, stronzo. Sei stato pieno di boria per otto anni, hai spadroneggiato con l’auto di marca coreana e i vestiti firmati, ci hai sfruttati con salari da fame, abbiamo dovuto ingraziarci la tua benevolenza con modi servili per ottenere i nostri tornaconti e favorire la politica delle porte aperte del grande DENG XIAOPING. Ti abbiamo sorriso e invitato a bere con noi; ti abbiamo accolto alle nostre feste e abbiamo diviso con te la nostra mensa; ti abbiamo fatto scopare le nostre donne e ti abbiamo lasciato passare con le tue scorrerie su tutte le nostre risorse. Ora basta. Abbiamo anche noi auto e camicia. Ora non siamo più lecca-culi. Ora siamo padroni in casa nostra e tu sei solo uno straniero; per di più ti stai affievolendo con le viscere calde e insanguinate sul ciglio della strada; sei stato abbandonato da tutti se non dagli inutili curiosi. Sei fregato. Ora sta a te mangiare la polvere e crepare con le budella strette in mano in un letto di liquami maleodoranti, sta a te perire, schiattare senza preservare un minimo di dignità.

L’amicizia esterofila dimostrata negli anni precedenti era stata solo illusoria, una storica farsa, una presa per il culo, come tutto il resto. Se i cinesi non mostravano mai lealtà nei loro comportamenti, neppure fra loro, anzi, soprattutto fra loro, perché ci si doveva aspettare che la loro amicizia verso lo straniero non fosse dettata da altro che dalle evidenti ragioni di opportunità?

Anche il cinese moderno era infervorato di nazionalismo; uno strano senso di orgoglio nazionale stava andando a sostituire il naturale e giustificato senso di mortificazione  di chi istintivamente percepisce la propria assenza di orientamento morale.

Oggi abbiamo maggiore capacità di consumo, siamo umani anche noi, abbiamo gli stessi diritti di aspirare ad emulare tutte le barbare consuetudini dei terrestri. Ma non è tutto. Poiché siamo arrivati a questo livello di accrescimento materiale, alienando quel poco che era rimasto di tradizione culturale e sociale, ora siamo completamente liberi di fare come vogliamo. Abbiamo già pagato un il prezzo del successo, avendo dovuto subire altri 30 anni di umiliazione dovuta alla presenza di stranieri che si sono fottuti le nostre mogli, le nostre sorelle e le nostre figlie in casa nostra, come accadeva con gli antenati e i loro sovrani feudali. Alla prima occasione diamo allo straniero il calcio in bocca che si merita.’

E se lo meritava, per come la vedeva Osvaldo Danzi, che faticando solo 28 giorni aveva guadagnato 220 mila dollari lordi, nel suo primo anno di attività in Cina comunista, scopando tutti i giorni e più volte al giorno, e aveva preso fregature solo da altri italiani, in Cina, perché i cinesi che aveva incontrato lo avevano sempre aiutato, certo, per convenienza, ma la loro convenienza era anche la sua.

Se ti capitava di morire a Sanya, in quel tempo, dovevi avere a portata di mano 300 Euro in contanti per essere messo in cella frigo. Naturale che in cella, per quella modica cifra, ci restavi solo una settimana. Dopodiché, qualcuno doveva predisporre altri 300 Euro a settimana, fino a che non si passava alla incinerazione. E cioè la cremazione, quando il tuo cadavere veniva bruciato e ridotto in cenere assieme alle prove del tuo assassinio. Quanto costava l’incinerazione? Osvaldo per fortuna ancora non lo sapeva. E, tutto sommato, era convinto che, anche in mancanza di denaro, il suo cadavere sarebbe stato fatto sparire di corsa e senza ulteriori addebiti. Come era accaduto con quelli della lista sparita a Pechino, dalla stanza di quell’altro studente italiano che studiava assieme a Daniele, anche lui scomparso giovane e morto in Cina di morte non naturale. Per quanto riguardava la cella frigo, il discorso era differente. Data la temperatura e il livello di umidità, i marziani sapevano che i terrestri non volevano che il corpo diventasse carogna prima di averlo identificato e salutato. Perciò, molto cinicamente, non prestavano il servizio a spese del comune, come invece facevano per far sparire i corpi di loro pertinenza, quelli che erano morti per mano loro.

Dopo mezz’ora l’ambulanza era riuscita a farsi strada fra i carretti, le porcherie e le cianfrusaglie. Dei bravi ragazzi lo avevano medicato e gli avevano tagliato via le parti di vestito imbrattate di sangue per poter cercare di sistemare quell’indocile pezzo di budello che voleva a tutti i costi scappagli fuori e non voleva saperne di tornare in sede.

Eolo si risvegliò vivo e con un braccio destro libero. Il sinistro era legato e si ritrovava con una flebo che poteva somigliare a un fiasco di vino di Frascati da due litri, il cui cannello era schiaffato nel dorso della mano sinistra. Alle due gambe erano collegate in punti diversi altre due flebo. Le canne se le vedeva uscire anche dal naso e non riusciva a capire quali fossero quelle dirette alla trachea, per la respirazione artificiale. Non si distinguevano dall’altra canna che andava nell’esofago per spurgare le secrezioni gastriche. Comprendeva che un’altro catetere gli usciva dal pisello e sperava bene che quella fosse proprio l’ultimo tubo, i tubi oramai gli riempivano ogni buco. Era contento di esser vivo, questo si, anche se era tutto intubato. Uno che scampava la morte in quel modo non si pretendeva poi che avesse logica e memoria tali da fargli ricordare le circostanze assurde e grottesche nelle quali era stato recuperato dal diavolo…

la storia strana ma vera continua (Monelleinchat e le Vergini Villane Sodomizzate Salutano il Lettore con Amore).

Pubblicato da International University of Sodomy

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