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Il prof. Andrea Benazzo era un giornalista disoccupato da strapazzo, era un reietto assoluto, me le sue storie erotiche erano tutte storie erotiche vere, e ora se ne stava a Lugano ad aspettare la visita di sua figlia, con la quale aveva progettato di fare un bell’atto porno incestuoso, un incesto italiano, incesto padre e figlia italiani, entrambi però a fare le loro cose bollenti in Svizzera, al riparo dagli sguardi indiscreti dei vicini di casa di entrambi. Il piano di Andrea era perfetto ma doveva sempre partire dal presupposto del loro ultimo incontro, pensando “mia figlia mi vuole”, altrimenti cosa veniva a fare a trovarlo da sola, sapendo, perché non poteva non averlo capito, che lui le avrebbe strofinato il cazzo sulla camicetta un’altra volta? (Vedi Mia Figlia? Le ho spinto contro la mia erezione totale) Il piano di Benazzo, per la verità, prevedeva una inculata spettacolare con doppia sborrata dentro, un porno incesto padre figlia in cui fosse riuscito a venire due volte nella stessa inculata. Sapeva che si poteva fare, perché gli era successo, peccato che gli era successo solo due volte in una intera vita.

Ripensava, nell’attesa, a ciò che stava ripensando il giorno precedente, sui suoi coetanei cinquantenni, tutti fondamentalmente innamorati delle proprie figlie, e sul fatto che invece lui non era affatto innamorato della sua propria ma che non avrebbe esitato nemmeno un secondo a farle il culo nuovo.

Perché non le voleva bene, o aveva la sensazione di non volerle poi tanto bene? Perché non era morbosamente attaccato a lei e non gli si illuminavano gli occhi quando lei lo chiamava? Tanto per cominciare lei non lo chiamava mai. Mai lo chiamava e Mai gli scriveva. Peggio! Gli mandava gli auguri a natale e alle feste comandate, il giorno del suo compleanno, che era pure quello di lei, e lo avvisava ogni volta che rimaneva gravida per dare a lui la buona novella che era diventato nonno, dio cane. Erano tutte cose che lui odiava. Un giorno, dopo avere inculato Ivana Giacomello, nota succhiatrice di pisello, la sua amica che scriveva dei pezzi per il Corriere della Sega, ne aveva parlato proprio con lei. Ivana la puttana, Giacomello Ivana, che sbagliava tutte le regole della grammatica e dell’ortografia, come tutti gli altri giornalisti, che erano sistematicamente analfabeti, oltre che stupidi. Giacomello Ivana, la cronista puttana alla quale non era stato dato l’uso della lingua italiana. Insomma, questa puttana, tutte le mattine metteva la sveglia alle 4 per andare a correre fuori, in strada, prima che iniziasse il traffico mortale di quella città di merda. “E dio cane ma metti la sveglia pure quando dormi con me? Io una volta svegliato non mi addormento più!” Aveva sbottato fuori controllo lui, quasi spaventato da quell’allarme imprevedibile.

“Sì, scusa, scusa, mi sono dimenticata di staccare l’allarme” gli aveva risposto lei, mentre muoveva le sue cosce muscolosissime fuori dal letto, per andare verso la doccia e il cesso. “Caga, caga e lavati, Ivana la Puttana, signora Giacomello, che adesso in culo ti sbatto due metri di Pisello.” Le aveva risposto lui, quando lei era già dentro il bagno e non poteva sentirlo, ma ciò che aveva detto lui lo pensava e gli sarebbe servito per sbollire il nervoso.

Purtroppo, però, la vacca era rimasta in doccia almeno 30 minuti e Andrea aveva preso a farsi un cappuccino con il Whiskey e a guardare la televisione. Era bastata mezz’ora per fargli dimenticare la voglia di fare il culo alla Giacomello, nell’ampolla rettale della quale, la sera prima, aveva già fatto scivolare due metri di pisello. “Teste di cazzo”, pensava Benazzo, “non capite un cazzo, il culo è l’unica parte della donna con cui si possa ragionare”. Lei gli si era avvicinata in accappatoio e aveva cominciato a strofinarglisi contro ma lui era ancora molto seccato, alterato, per quella maledetta sveglia alle quattro del mattino. Non sarebbero tornati a dormire, questo era diventato chiaro anche a lei, poi lui aveva già preso a bere…il bere lo avrebbe portato alle chiacchiere e, dalle chiacchiere alla sodomizzazione del mattino dopo, il passo sarebbe stato breve.

“Sei sposato tu? Mi pare di no, sei divorziato, vero?”

“Sì, sono divorziato.” Benazzo era divorziato dalla seconda moglie ma nel frattempo si era sposato una terza volta, solo che non lo sapeva nessuno, tranne lui e la moglie, Emanuela Vicentini, la ginecologa comunista specializzata con i ditalini, che lo manteneva, pagandogli tutte le spese, oramai da almeno 7 anni.

“Ma non hai figli?”
“No.”
“E come mai non avete fatto figli?”
“Per fare un figlio con una donna cinese ci vogliono circa 9 mesi, lo sai anche tu, vero? Come ci vogliono 9 mesi per le altre. Io con mia moglie, saremo rimasti assieme sì e no 4 mesi e non consecutivi.”

Non era vero. Erano stati insieme 3 anni solo che litigavano sempre e, quando litigavano, si lasciavano proprio, stile “vai fuori di casa mia!” interrompendo ogni contatto, e per almeno un paio di mesi non si vedevano né si telefonavano. Così, se contavi il tempo che effettivamente avevano passato assieme, arrivavi più o meno a 4 mesi. Nonostante le liti violentissime, perché le sue prime due mogli cinesi erano proprio delle cagne indiavolate, quando perdevano le staffe, erano stati  mesi di fuoco erotico eccezionali. Lei aveva un culo che valeva il suo peso in diamanti e lui ne era stato innamoratissimo.

“Però” aveva ripreso a dire Benazzo alla Giacomello, “a dire il vero una figlia credo di averla, una figlia che è nata molto prima che io mi sposassi, quando avevo 17 anni e mezzo. Ma non sono sicuro che sia mia figlia, è troppo cretina.”

“Perché dici che è cretina?”

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“Perché quando a una persona spieghi le cose che ti danno fastidio (come te che non spegni l’allarme delle 4 del mattino, vediamo se lo rifarai la prossima volta), quando io le ho detto che odio i saluti, le formalità ipocrite e i convenevoli, detesto le feste comandate e gli auguri, quando le ho detto mille volte che le persone vanno frequentate, frequentate, capisci? Se non si vedono si telefonano e se non si telefonano si scrivono, si frequentano, tutti i giorni, o quantomeno con una frequenza dalla quale s’intende che si cercano, che hanno bisogno e voglia di frequentarsi; capito?”

“Sì”

“Quando, dopo che gliel’ho spiegato mille volte, lei ancora sparisce per un anno e poi mi manda la nota per avvisarmi che è rimasta gravida e che presto diventerò nonno…ma vaffanculo, allora non hai capito un cazzo! A parte il fatto che io devo capire che razza di testa bacata può avere un uomo che è contento di diventare “nonno”. Prendi uno di 45 anni, come li avevo io la prima volta che lei è rimasta incinta, più o meno, e digli, ‘sei diventato “nonno”‘. Cosa pensi che pensa quello? ‘Che bello, che bello, sono nonno, finalmente, aspettavo da anni questo momento meraviglioso!!!”‘

“Ha ha ha”

“Allora hai capito cosa intendo? Ma come, uno passa tutta la vita a calarsi gli anni e poi deve essere contento di essere chiamato ‘nonno’? Se poi la storia che lei sarebbe veramente mia figlia e che io sarei veramente nonno fosse vera, allora m’incazzerei con lei ancora di più. È colpa sua se ora mi devono chiamare ‘nonno’, se non si fosse fatta mettere incinta non sarebbe successo nulla neppure a me. E poi a me che cazzo mi frega? Sono figli suoi, non miei, sono scopate che ha fatto lei, non io. Perché devo essere accusato di essere ‘nonno’ io, se le scopate le ha fatte lei? Decide lei quando io divento nonno, e non io? Se io non la frequento e lei non mi frequenta, se a malapena riusciamo a sentirci una volta in un anno, che cazzo me ne può fregare dei suoi figli? Chi li conosce?”

“Del resto non conosci bene nemmeno lei. Formalità”

“Sì, esatto, sono tutte formalità, sono FINZIONI. E a me stanno sul cazzo le formalità e gliel’ho detto mille volte ma in culo le entra in testa no. Si sposa? E mi manda la cartolina per dirmi che si sposa, magari dopo un anno che non mi scrive, pensando che la “”buona”” notizia dovrebbe farmi piacere. NON mi fa piacere, affatto, zero, anzi, mi dà fastidio, potrei essere geloso e potrei non desiderare affatto, MAI, di diventare “nonno”. Rimane incinta? E mi manda la cartolina per dirmi che è rimasta incinta, come se a me dovesse far piacere. NON mi fa piacere, neanche un po’. Anzi, mi scoccia, se ci tengo a lei, perché sono geloso, o potrei esserlo. – Ma sei diventato nonno! MI dice. – Ma vaffanculo, tua madre è diventata nonna a me nonno non mi ci chiamate, io mi chiamo Andrea e basta. Ma pensa te se uno deve diventare ANCHE nonno per colpa degli altri. Non ho già abbastanza problemi per colpa della stupidità degli altri? Ora anche nonno mi devono far diventare? E lo decidono loro, che in generale, dei fatti della vita non capiscono un cazzo?”

“Anche io non vedo mai le mie figlie” si era intromessa la Giacomello, mentre iniziava a prendergli il pisello. Lei aveva l’accappatoio ma lui era nudo, sul letto, con la tazza del cappuccino corretto e zuccherato in mano. Il cazzo era pesante e pareva gonfiarsi ma non s’induriva, non ancora.

“Ma poi ne abbiamo parlato per giorni, prima che si sposasse. Io l’ho conosciuta proprio poco prima che si sposasse, aveva 27 anni (era quella volta che le avevo strofinato il cazzo sull’anca e sulla pancia, pensava Andrea, ma non disse nulla di ciò, a Ivana la puttana). Ne abbiamo parlato, molto apertamente. ‘Non ti sposare’, dicevo io molto casual, molto aperto di vedute. Una volta si sarebbe detto all’uomo che l’aveva trombata ‘adesso te la sposi’ ma io no, il contrario, il le dicevo ‘divertiti, viaggia, scopa, (leccagli lo scroto gonfio e rugoso, pensava Benazzo, fagli i pompini con l’ingoio, il culo non te lo fa, ma a quello ci penso io), ‘insomma, divertiti, ma NON sposarti, che fretta hai di sposarti?
Perché cavolo devi sposarti?’
Non c’è stato nulla da fare, si è sposata”.

“E, le donne, quando si mettono in testa una cosa..”

“Ma sai che si è sposata con un arabo, un arabo negro, con il cazzo circonciso, un arabo negro con il cazzo circonciso, conosciuto via internet? Lo sai che se ti sposi un arabo e poi ti trasferisci in Arabia Saudita, ogni volta che ti gira di viaggiare devi chiedere un permesso scritto al marito?”

“Sì, sì, per una donna italiana, è una pazzia, capirai, abituate a fare quello che vogliono da quando hanno dodici anni..i ragazzi li mettono in fila e comandano loro, altrimenti sono calci nelle palle”.

“Calci nella figa! Bisognerebbe darli a lei. Non è possibile che una femmina tanto stupida debba essere per forza mia figlia. E si offende pure quando le dico che non è mia figlia.”

“Hai ragione, sai, hai tutte le ragioni per volerla punire.”
“Come sai che ho in mente di punirla?”
“Diciamo…intuizione femminile?”
“E sai anche come?”

“Sì, tu vuoi farle il culo, ma non penso che ci riuscirai. A parte poi che non capisco che punizione sarebbe. Tu sei bravo a praticare il sesso anale, ieri mi eccitavo da morire da sotto ad accarezzarti i coglioni, coglioni che vanno un poco a cascare ultimamente, mentre mi aprivi il culo a metà, come una cozza, tenendomi giù a quattro zampe come una cagna. A lei però il culo non lo fai, è troppo moralista, è di paese, no? Viaggia il mondo, capirai, dal paese di provincia si trasferisce in mezzo alle dune nel deserto, dove la donna non può guidare la macchina e non può andare da nessuna parte se non è guardata a vista da qualche parente dello sposo.” (Pagina successiva: Si è goduta l’inculata e, agli occhi del padre, si è riabilitata)

Si è goduta l’inculata e, agli occhi del padre, si è riabilitata

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Pubblicato da International University of Sodomy

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